Maria Erminia Gecchele “Lena”

Maria Erminia Gecchele “Lena”
( fonte ResistenzeVeneto.it )

Il 28 marzo 1904 nacque a Zané Maria Erminia Gecchele. Operaia tessile nei lanifici Rossi e Conte di Schio, maturò una salda coscienza di classe e dopo l’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza, nei quadri della Brigata “Mameli” del Gruppo Brigate garibaldine “Ateo Garemi”.

Con il nome di battaglia “Lena” operò come portaordini tra il Comando del Gruppo Brigate, il CLN di Vicenza e il Comando Militare Provinciale, girando l’Alto Vicentino in bicicletta, dentro il cui manubrio nascondeva i messaggi. La sua fu una figura tutt’altro che secondaria, tanto che alla Liberazione le fu riconosciuto il ruolo di Capo Servizio Informazioni della Divisione “Garemi”, con il grado di capitano.

Nel dicembre 1944 fu tradita da un infiltrato che la denunciò al maggiore Carità. Catturata alle Alte di Montecchio Maggiore, fu condotta a palazzo Giusti a Padova dove aveva sede la banda Carità. Rimase nelle loro mani dal dicembre 1944 fino ad aprile 1945. In quei lunghi mesi la violenza su di lei crebbe, in proporzione al suo ostinato silenzio: botte, insulti, umiliazioni fisiche e morali, violenza sessuale, sevizie di vario genere e con vari sistemi, fra cui l’elettricità. Era costretta a spogliarsi da sola davanti a suoi aguzzini che la schernivano e poi infierivano sul suo corpo martoriato. «Lena» non parlò.

Quando Padova venne liberata il 27 aprile 1945 e i prigionieri uscirono da Palazzo Giusti, Maria Erminia aveva ferite da arma da taglio sulle braccia, la mandibola sinistra e le costole fratturate. Era stata sottoposta anche a tortura con le scosse elettriche e aveva subito violenza sessuale. Le venne riconosciuto un alto grado di invalidità per cause di guerra.

Nel 1954 Egidio Meneghetti, docente all’Università di Padova e fiero antifascista, che aveva conosciuto “Lena” mentre anch’egli era prigioniero a Palazzo Giusti, le dedicò la poesia “La partigiana nuda

Con decisione del 30 marzo 1949, il Consiglio dei ministri le riconobbe il grado di tenente per il periodo marzo – maggio 1944 e quello di capitano per il periodo giugno 1944 – aprile 1945. Nel 1968 le vennero conferite due croci di guerra.

Si è spenta nel suo paese il 7 maggio 1975.

Nel 2003 il comune di Zanè (VI) le ha dedicato un parco.

Raccontando la sua esperienza disse: «Alle carceri di Vicenza cominciò il mio calvario: l’alternarsi di interrogatori e torture…sempre nuove e perfezionate, … sarebbe bastato pronunciare un nome per provocare la catastrofe di un paese, tutto finiva nell’assoluto silenzio, unica sperimentata salvezza…».